venerdì 2 marzo 2012

Falklands/Malvinas, dopo Rogers Water anche Morrissey si schiera con l'Argentina


Londra -- Anche l'ex star dei The Smiths, Steven Morrissey (inglese di Manchester da sempre su posizioni avverse ai Reali di Gran Bretagna come alla politica della Thatcher) scende in campo nella questione Falkland/Malvinas a dar man forte alle ragioni argentine. Ai ragazzi dell'Orfeo Superdomo di Córdoba (Argentina) ha infatti gridato dal palco: "Sappiamo che le isole Malvinas appartengono a voi".

Le tensioni diplomatiche tra Gran Bretagna e Argentina stanno crescendo proprio in questi mesi, a 30 anni esatti dall'invasione delle Falklands da parte dei militari argentini (2 aprile 1982).

La presa di posizione di Morrissey segue quelle dell'attore Sean Penn e del bassista dei Pink Floyd Roger Waters (che girerà in Argentina nei prossimi mesi in 9 concerti già soldout) che recentemente ha spiegato come sia la Thatcher che David Cameron hanno usato la questione delle Falklands per "... altri fini politici".

giovedì 1 marzo 2012

I No-Tav 'giocano' a far la guerra in Val di Susa, minacciando di bloccare l'Italia e sbeffeggiando lo Stato


Torino -- La Polizia sgombera le barricate costruite lunedì mattina dai No Tav a Chianocco, sull'autostrada A32 Torino-Bardonecchia, che adesso è percorribile in entrambe le direzioni, ma nella notte tornano gli scontri e i feriti in Val di Susa. I manifestanti lanciano sassi e altri oggetti contro gli agenti, che rispondono con i lacrimogeni, getti di idranti e cariche di alleggerimento. I No Tav vengono respinti dall'autostrada e si disperdono, ma poi si ricompattano in piccoli gruppi, pronti a continuare la protesta. Le forze restano sull'autostrada a presidiarla per garantire le operazioni per la sua riapertura al traffico. Alla fine di una giornata ad alta tensione si contano ancora una volta i feriti: un carabiniere (portato in ospedale), un funzionario e un ispettore di Polizia; altri fra i dimostranti che affermano di essere stati caricati e manganellati.

Ma la battaglia vera è arrivata nella notte, quando i manifestanti hanno ripetutamente tentato di 'riprendersi' l'autostrada e le forze dell'ordine hanno lanciato lacrimogeni e fatto cariche. La preoccupazione era cominciata già 24 ore prima, ancora una volta nel cuore della notte tra martedì e mercoledì, quando qualcuno ha dato fuoco a tre automobili di manifestanti No Tav, parcheggiate a qualche centinaia di metri dalle barricate di Chionocco. Ed è proseguita nella mattinata quando una troupe dell'agenzia televisiva H24, che sta seguendo la vicenda per Corriete Tv, è stata aggredita da un gruppo di manifestanti e un operatore colpito con un pugno. La troupe è la stessa che ieri ha registrato il video del manifestante che provoca un carabiniere, il quale subisce senza reagire (e meritandosi perciò un encomio dal ministro dell'Interno e dal comandante dell'Arma). Anche una troupe del TgCom è stata aggredita e numerosi giornalisti e fotografi sono stati minacciati e invitati, anche molto bruscamente ad allontanarsi (come il leader NoTav Perino intervistato da Radio24 "... siete delle merde, sciacalli...").

"Blocchiamo tutto". "Domani (oggi, ndr) blocchiamo tutto, dappertutto, alle 18". E' il passaparola che i No Tav hanno cominciato a far girare, pubblicandolo tra l'altro sui siti del movimento, al termine dell'assemblea tenuta nella notte a Bussoleno. Centinaia di manifestanti, appena allontanati dalle forze dell'ordine dall'autostrada a Chianocco, si sono ritrovati nel salone del centro polivalente della cittadina della val Susa e hanno progettato le prossime inziative di protesta, annunciando una serie di blocchi a sorpresa per il pomeriggio. Il Movimento No Tav accusa la Questura di Torino "di cariche violentissime, caccia all'uomo, vetrate dei bar distrutti per un rastrellamento di antica memoria, macchine parcheggiate vandalizzate e altro". Ma non dice che cosa hanno combinato i mascalzoni che si sono intrufolati nel movimento facendolo degenerare.

La provocazione. E a proposito di mascalzoni, merita di essere segnalato quel provocatore che si è piazzato di fronte a un carabiniere apostrofandolo (come registrato dalla troupe del Corriere.it): "Ehi tu, che pecorella sei? Hai un numero, un nome, un cognome, sai che sei un illegale?". Il faccia a faccia avviene sulla A32 bloccata dai manifestanti e a dividere il ragazzo, a volto scoperto, e il carabiniere, Stefano, 25enne sardo in tenuta antisommossa, c'é solo un guardarail. "Dovresti avere un numero di riconoscimento - dice il manifestante - io così non so chi sei e tu sai chi sono io. E' vero pecorelle?". Gli insulti proseguono, senza che il carabiniere e gli altri militari che gli sono intorno rispondano. "Sei forte - dice ancora il mascalzone - ma sai anche sparare? Vorrei vederti sparare, mi piacerebbe. Comunque sei una bella pecorella. Sei carino, dai anche i bacini alla tua ragazza con quella mascherina? Così non gli attacchi le malattie. Bravo bravo". L'"attivista" no Tav continua: "Comunque, per quello che guadagni, non vale la pena stare qui. Vi siete divertiti? Quindi fra sei ore ci vediamo qua...il cantiere dovrebbe durare vent'anni e ci vai in pensione vestito così come uno stronzo. Noi ci divertiamo un sacco a guardare questi stronzi". E conclude: "Tu non ti puoi camuffare lo sai, dovresti farti riconoscere...Parla invece di fare gesti. Che sei, sordomuto?". All'encomio ricevuto dai vertici dell'arma e dal governo per la saldezza di nervi dimostrata, il carabinieri ha risposto ringraziando e dicendo: "Ho fatto solo il mio dovere".

martedì 28 febbraio 2012

Altro che eroe, è solo un cretinetti *



* tratto da Il Giornale, di Alessandro Sallusti.

I no Tav hanno un nuovo eroe, Luca Abbà. Adesso si trova in coma, dopo essere caduto da un traliccio dell'alta tensione in val Susa. Si era arrampicato per protesta ed è rimasto folgorato.

Morale: fratture e ustioni in tutto il corpo più un coro di solidarietà dei novelli rivoluzionari al quale onestamente non ci sentiamo di aderire. Uno che sale su un traliccio non è un eroe, è uno che mette in pratica cose cretine ed illegali. Se l'è cercata e l'ha trovata, nel caso c'è pure l'aggravante dell'età, 37 anni, che rende il tutto oltre che tragico pure patetico. Abbà è vittima di se stesso ma non l'unico responsabile della sua autodistruzione. C'è il lungo elenco di cattivi maestri che soffia sul fuoco della protesta, intellettuali, ex comici, politici con e senza orecchino che giocano con le parole e, senza nulla rischiare, ora pure con la vita degli altri. E poi ci sono i suoi compagni scellerati, che non gli hanno impedito di salire e che ora da vigliacchi accusano la polizia di avercelo issato. Già, perché come noto, i poliziotti di solito obbligano i manifestanti a scalare i tralicci e a mettere poi le mani sui fili dell'alta tensione.

Ma non contenti di aver prodotto un piccolo Feltrinelli ( l'editore filo terrorista che voleva mettere una bomba su un traliccio ma che saltò in aria con esso), il popolo dei no Tav, infiltrato da no global e forse terroristi (lo sostiene una relazione del ministero degli Interni) sta cercando di esportare la rivolta fuori dalla val di Susa. Da Bologna a Roma, via Milano, ieri è stato tutto un bloccare stazioni, autostrade, lanciare fumogeni e petardoni. Spaventare, intimidire, questa è la loro tattica. Cercano l'incidente, e se non arriva per la capacità e la pazienza dei nostri poliziotti sono pure disposti ad autoprodurlo pur di innescare la scintilla della rivolta.

Pochi giorni fa i nostri eroi della val di Susa hanno preso a sassate l'ambulanza arrivata per soccorrere un poliziotto ferito. Ieri, gli stessi, hanno invocato soccorsi rapidi per il loro amico sofferente a terra. Ma di che razza di uomini stiamo parlando? Possibile che un consistente schieramento della sinistra dia loro ancora copertura e comprensione? Auguriamo a Luca Abbà di riprendersi, ma sul resto non bisogna mollare di un centimetro.

domenica 5 febbraio 2012

Siria, gli interessi di Cina e Russia con la famiglia Assad. Le motivazioni del veto


Roma -- Sabato 4 febbraio Cina e Russia hanno posto il veto sull'ultima proposta di risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU che prevedeva il cessate il fuoco da parte delle forze vicine al presidente siriano Bashar al-Assad.

Dopo il 'niet' di ottobre, quella di ieri è stata la seconda bocciatura consecutiva da parte delle due nazioni componenti permanenti del Consiglio (che hanno dunque diritto di 'veto' su alcune mozioni ndr).

Gli analisti dicono che sia Pechino che Mosca hanno ottime ragioni per mantenere buoni e saldi i rapporti con Assad. La Russia è il primo fornitore di armi della Siria che, a sua volta, è il terzo più grande importatore dalla Cina.

La scorsa settimana l'inviato cinese all'ONU spiegò come fosse necessario porre un freno sulle uccisioni in Siria e come, al contempo, la Cina fosse fermamente contraria a forzare un cambio di regime. Tutto questo a dimostrazione dell'amicizia e cooperazione ultradecennale che unisce i due Stati.

Anche la Russia ha forti interessi economici in Siria. L'ammontare totale dei contratti stipulati tra Damasco e il Ministero della difesa di Mosca supera i 4 miliardi di dollari; la stessa marina russa è per così dire ospitata al porto siriano di Tartus, l'unico approdo diretto di Mosca al Mediterraneo.

Il precedente a ottobre. Cina e Russia opposero veto già ad ottobre dello scorso anno in Consiglio quando i morti della guerra intestina in Siria erano già a quota 6mila. Oggi le violenze hanno provocato oltre 7300 vittime.

(fonte Cnn)

Massacro in Siria, Russia e Cina pongono il veto all'ONU per la seconda volta. Più di 300 morti nelle ultime 48 ore


Roma -- Il veto posto da Russia e Cina (è la seconda volta, la prima in ottobre) alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU - che chiedeva le dimissioni del presidente siriano Bashar Al-Assad in seguito all'ultimo massacro ad Homs - ha provocato una fuoriosa reazione da parte degli altri Stati membri dell'Unione.

Tutti gli altri 13 componenti del Consiglio di sicurezza (gli altri 3 Stati permanenti - Usa, Francia e Gran Bretagna - più Colombia, Germania, India, Portogallo, Sud Africa, Azerbaijan, Guatemala, Marocco, Pakistan e Togo) avevano votato in favore della risoluzione che avrebbe riportato la pace nel paese arabo e la fine delle violenze.

Ufficialmente Cina e Russia hanno bloccato la risoluzione (in Consiglio, un unico veto da parte di un paese membro permanente fa decadere la maggioranza richiesta, ndr) perchè la stessa avrebbe significato una potenziale violazione alla sovranità nazionale del Governo siriano.

L'agenzia stampa cinese Xinhua ha spiegato oggi che il veto di Mosca e Pechino è stato posto per evitare maggiori "scontri e vittime" nelle guerriglie civili in atto in Siria.

Ieri, invece, l'inviato russo all'Onu ha riferito che la proposta di risoluzione del Consiglio contro la Siria era "sbilanciata" e non rifletteva "la reale situazione delle parti nel paese siriano", accusando inoltre i paesi occidentali di puntare solamente al cambio di regime in Siria.

Condanne. Dura la condanna del segretario degli esteri inglese William Hague: "Più di 2000 persone sono morte da quando Russia e Cina hanno votato contro alla risoluzione in ottobre. Mi chiedo, quante vittime ci saranno prima che Russia e Cina permetteranno al Consiglio di agire?".

Sulla stessa linea anche gli Usa con il presidente Barack Obama e la Clinton. Anche il presidente francese Sarkozy e il Ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi hanno condannato il veto di Russia e Cina spiegando che questa presa di posizione altro non fa che incoraggiare il regime siriano.

Si ricordi che l'ultima risoluzione, promossa dal Marocco, non conteneva sanzioni nè economiche nè militari contro il regime siriano.

Intanto dalla Tunisia arriva l'invito a tutti gli Stati dell'ONU a tagliare ogni forma di relazione diplomatica con la Siria.

venerdì 6 gennaio 2012

Sud Sudan, riprende lo scontro tra le minoranze indigenti del nuovo paese africano in una terra abbandonata a se stessa


Roma -- Le lotte intestine tra le tribù di pastori nomadi che vivono nell'area del Nilo, tra gli stati del Sudan, Sud Sudan e Etiopia, stanno mettendo in serio pericolo la stabilità della neonata nazione centrafricana del Sud Sudan (luglio 2011), sottolineando ancora una volta l'assenza di controllo del nuovo Governo in determinate aree del paese.

I rapporti delle ONG internazionali dicono che i conflitti (da gennaio 2011) tra le popolazioni dei Nuer e dei Murle avrebbero provocato già 3000 vittime e quasi centomila sfollati.

NUER E MURLE, CHI SONO. Le minoranze etniche dei Murle e Nuer risiedono nella contea di Pibor, nello stato di Jonglei in Sud Sudan, così come buona parte di essi si trova nella vicina Etiopia. I conflitti interni sono esplosi in tutta la loro veemenza in agosto 2011, solo poche settimane dopo la nascita ufficiale del nuovo stato sudsudanese.

Gli attacchi e le scorribande nei territori delle due tribù a prima vista possono sembrare dei 'semplici raid' per l'accaparramento delle mucche, unico strumento e ricchezza principale di ogni famiglia Nuer e Murle. In realtà qui si muore per l'estremo grado di indigenza e povertà, per la scarsità di risorse e a causa di decenni di conflitti che hanno di fatto aumentato la marginalizzazione delle minoranze nel paese.

Di più, i conflitti tra i Lou Nuer e i Murle oggi prendono la forma di continue e violenti rappresaglie di vendetta, sottolineando la necessità da parte del Governo Sud Sudanese (a maggioranza della tribù Dinka, altra etnia nilotica in conflitto con Nuer e Murle) di prendere misure urgenti per proteggere i civili innocenti.

Oggi. Intanto i conflitti di questa prima settimana del 2012 hanno portato allo sfollamento di oltre 60mila persone. Il CdM del Sud Sudan, attraverso il suo presidente Salva Kiir Mayardit (Dinka), ha dichiarato lo stato di emergenza umanitaria nel Jonglei e ha esortato l'Onu per l'invio di assistenza.

giovedì 8 dicembre 2011

Camorra, piccoli grandi Saviano che nessuna fila e che non vanno in tv


Caserta -- Parlare al telefono con due superlatitanti, capi del clan dei Casalesi, poi arrestati. Ricevere quella che qualcuno considera una minaccia, qualcun altro un avvertimento. Carlo Pascarella, nalista professionista di Caserta, originario di Pignataro Maggiore, terra della cosca Lubrano-Ligato-Nuvoletta, da sempre impegnato sul fronte della cronaca nera, da quattro mesi disoccupato, ha avuto un 'onore' speciale, quello di ascoltare la voce dei super boss Antonio Iovine e Michele Zagaria.

Dopo la cattura nel bunker di Casapesenna di quest'ultimo, la telefonata e' tornata d'attualita', simbolo del fastidio che possono provocare i giornalisti impegnati a fare il proprio lavoro in un territorio difficile. Era il novembre del '98, le 19 di una normale giornata di caos redazionale. A Pascarella, all'epoca al Corriere di Caserta, passano una telefonata dal centralino. Alza il ricevitore ed ecco i due super boss che si passano il telefono per dirgli che quei suoi articoli, a quattro mesi dalla cattura di Francesco Schiavone Sandokan, dicono il falso. Loro, Antonio Iovine e Michele Zagaria, non sono affatto in competizione per conquistare il posto di leader della cosca dopo l'arresto del capo. Ci tengono a dirlo e farlo sapere a chi legge il giornale. Zagaria ci tiene a dire che la sua non e' una minaccia ma il tono appare eloquente. ''All'inizio, quando cominciarono a parlare - dice Pascarella - ero un po' scettico, pensavo a uno scherzo. Non pensavo affatto che due latitanti di quel calibro si scomodassero a parlare con un giornalista all'inizio della sua carriera. Dopo, quando iniziai a realizzare che la cosa era molto seria, andai alla Squadra Mobile della Questura di Caserta ma li' mi dissero di stare tranquillo. La telefonata era stata intercettata. Per un anno sono stato sottoposto a una vigilanza attiva con la presenza della polizia sotto casa mia''. Da quel momento, anche se ''inizialmente un po' spaventato come penso sia comprensibile, ho continuato a fare le mie battaglie rimanendo nella mia terra, facendo qualche errore ma restando sempre qui''. La sua battaglia Pascarella l'ha fatta ''ancor piu' che contro i Casalesi, contro il clan che dominava nel mio paese e infatti hanno messo una bomba sotto casa mia, a Pignataro Maggiore, ed il mobilificio di mia sorella non esiste piu'''.

GOMORRA, L'ORIGINE. Pascarella ci tiene a dire di aver perseverato nel denunciare la presenza asfissiante della criminalita' organizzata: ''la volete sapere una cosa? Il primo a coniare il termine 'Gomorra' sono stato io, nel 1998, subito dopo quella famosa telefonata. Col mio gruppo rock feci una canzone dal titolo Sodoma e Gomorra proprio contro la camorra. Oggi sono ancora qui e continuo, in tutte le forme possibili, a denunciare anche gli effetti negativi che sull'economia del territorio provocano queste presenze. Voglio ringraziare tutti coloro che hanno sostenuto tutti i cronisti impegnati sul fronte anticamorra e adesso che sono un po' a riposo forzato mi sto dedicando alla scrittura del mio primo libro in cui - annuncia Pascarella - raccontero' la mia esperienza giornalistica e il mio impegno contro la camorra''.