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domenica 5 febbraio 2012

Siria, gli interessi di Cina e Russia con la famiglia Assad. Le motivazioni del veto


Roma -- Sabato 4 febbraio Cina e Russia hanno posto il veto sull'ultima proposta di risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU che prevedeva il cessate il fuoco da parte delle forze vicine al presidente siriano Bashar al-Assad.

Dopo il 'niet' di ottobre, quella di ieri è stata la seconda bocciatura consecutiva da parte delle due nazioni componenti permanenti del Consiglio (che hanno dunque diritto di 'veto' su alcune mozioni ndr).

Gli analisti dicono che sia Pechino che Mosca hanno ottime ragioni per mantenere buoni e saldi i rapporti con Assad. La Russia è il primo fornitore di armi della Siria che, a sua volta, è il terzo più grande importatore dalla Cina.

La scorsa settimana l'inviato cinese all'ONU spiegò come fosse necessario porre un freno sulle uccisioni in Siria e come, al contempo, la Cina fosse fermamente contraria a forzare un cambio di regime. Tutto questo a dimostrazione dell'amicizia e cooperazione ultradecennale che unisce i due Stati.

Anche la Russia ha forti interessi economici in Siria. L'ammontare totale dei contratti stipulati tra Damasco e il Ministero della difesa di Mosca supera i 4 miliardi di dollari; la stessa marina russa è per così dire ospitata al porto siriano di Tartus, l'unico approdo diretto di Mosca al Mediterraneo.

Il precedente a ottobre. Cina e Russia opposero veto già ad ottobre dello scorso anno in Consiglio quando i morti della guerra intestina in Siria erano già a quota 6mila. Oggi le violenze hanno provocato oltre 7300 vittime.

(fonte Cnn)

martedì 15 novembre 2011

Siria, lunedì di sangue: 70 morti tra civili e 'disertori' /VIDEO

Damasco -- Circa 70 persone sono state uccise ieri in Siria in una delle giornate più cruente degli ultimi otto mesi, dall'esplosione della protesta antiregime. Lo rivelano fonti di attivisti.

L'osservatorio per i diritti umani ha riferito che almeno 27 civili sono stati uccisi dagli agenti di sicurezza di Assad mentre circa 50 soldati, sospettati di essere disertori dell'esercito, sono stati giustiziati. Le uccisioni sarebbero avvenute nella provincia di Dara'a.

Secondo le Nazioni Unite, da marzo oltre 3500 persone sono morte nel corso delle rivolte in Siria.

lunedì 31 ottobre 2011

Siria, 60 morti nelle ultime 48 ore. Assad al Telegraph: "Volete un altro Afghanistan?"

Homs -- Quattro civili sono morti a Homs, in Siria, dove oggi si stava svolgendo una manifestazione anti-governativa. Nella provincia di Hama, le truppe di sicurezza siriane hanno invece ucciso un civile e un 'disertore' dell'esercito. Almeno altri 4 morti anche ad Harasta, vicino alla capitale Damascus. Secondo l'Onu, oltre 3200 persone sono state uccise dal regime di Assad sin dall'inizio delle proteste di marzo, 60 solo nelle ultime 48 ore.

Intanto, Al-Assad ha ribadito in una esclusiva intervista al Sunday Telegraph che la Siria è in lotta contro i terroristi e se la comunità internazionale interverrà si scatenerà il caos in tutto il Medio Oriente: il rais di Damasco ha avvertito che un’azione dell’Occidente contro la Siria causerebbe un terremoto e metterebbe a fuoco l’intera regione. "Volete vedere un altro Afghanistan? O decine di Afghanistan?" ha chiesto retoricamente Assad. I Paesi occidentali, ha affermato Assad, "aumenteranno la pressione ma la Siria è completamente diversa da Egitto, Tunisia, Yemen. La storia è diversa, la politica è diversa. La Siria - ha aggiunto - è ora il fulcro della regione. È la sua linea di faglia, e se si gioca con la terra si causa un terremoto. Qualsiasi problema con la Siria metterà a fuoco l’intera regione. Se il piano è di dividere la Siria, si dividerà l’intera regione".

L’inviato di Pechino in Medio Oriente, Wu Sike, dal Cairo ha oggi ribadito le condizioni cinesi al sostegno del regime siriano: la repressione non può continuare e il presidente deve rispondere alle aspirazioni e alle richieste legittime del popolo.

martedì 9 agosto 2011

Siria, Assad incontra il ministro turco: "Darò ancora la caccia ai terroristi"


Damasco -- Il presidente siriano Bashar al-Assad avrebbe riferito al Ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu, in visita ufficiale oggi a Damasco, che l'esercito non cesserà di dare la caccia ai 'gruppi terroristici' nelle città assediate del paese. Lo riporta la tv Al-Arabiya.

Intanto, mentre a Damasco si svolgeva l'incontro diplomatico, secondo fonti attiviste almeno 20 civili sono stati uccisi a Deir az-Zour.

Non sono emersi maggiori dettagli dall'incontro odierno. Davutoglu avrebbe dovuto portare a Damasco un messaggio molto severo anche per contro del segretario di stato Usa Hillary Clinton.

In una nota della agenzia di stampa siriana Sana'a (vicina ad Assad) si legge però che Davutoglu non avrebbe recapitato nessun messaggio ad Assad se non quello di sottolineare come la Siria diverrà - con le nuove riforme - un "... paese modello per il mondo arabo".

Il Ministro degli Esteri della Russia, infine, in un colloquio telefonico con il pariruolo siriano ha chiesto che vengano cessate le violenze. Inviati dall'India, Brasile e Sud Africa (paesi 'vicini' ad Assad) sarebbero in rotta verso Damasco per costringere Assad a fare cessare le uccisioni.

lunedì 8 agosto 2011

Siria, tank a Deir az-Zor: almeno 60 vittime. Diplomazie al lavoro. Arabia Saudita, Kuwait e Bahrain ritirano gli ambasciatori


Deir az-Zor -- Sono almeno 60 le vittime dell'attacco sferrato ieri dalle truppe della milizia siriana a Deir az-Zor e in altre città dell'est della Siria. Ufficialmente i militari dell'esercito sono stati occupati in operazioni di smantellamento di blocchi stradali nelle città occupate dai reazionari sunniti ma intanto video amatoriali mostrano ancora stamane () l'ingresso dei tank sia a Deir az-Zor che a Darayya.


DIPLOMAZIE AL LAVORO - Due gli avvenimenti più importanti della mattina. Il segretario di stato Usa Hillary Clinton ha chiesto al ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu - che oggi sarà in visita in Siria - di chiedere a Damasco l'immediata cessazione delle violenze e la liberazione degli ostaggi.

Il Presidente dell'Arabia Saudita, Re Abdullah, ha fortemente criticato il regime siriano ed ha chiesto il ritiro del suo ambasciatore in Siria. Anche gli Stati del Kuwait e Bahrain hanno ritirato dalla Siria le proprie delegazioni diplomatiche mentre la vicina Giordania incalza per il dialogo.

giovedì 4 agosto 2011

Siria, 45 morti ad Hama nella notte. Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu condanna le violenze dell'esercito siriano


Hama -- L'agenzia Reuters riporta che almeno 45 civili (VIDEO ) sono stati uccisi stanotte nell'ultimo attacco sferrato dai tank dell'esercito siriano nel centro della città di Hama, luogo diventanto in questi giorni il centro della rivolta antigovernativa in Siria.

Intanto, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato la sanguinosa campagna condotta dalle autorità siriane contro i manifestanti civili. E' la prima azione concreta delle UN nel corso delle rivolte in Siria.

Il Libano è l'unico stato membro che ha preso le distanze dalla dichiarazione che è stata avallata dai quattordici membri del Consiglio. L'inviato libanese ha detto che la dichiarazione redatta dai paesi occidentali non è sufficiente per affrontare la situazione attuale in Siria.
La risoluzione dell'Onu chiede "... l'immediata cessazione di ogni atto di violenza ed esorta tutte le parti a rispettare la massima moderazione e ad astenersi da atti di rappresaglia, compresi gli attacchi alle istituzioni statali".

L'accordo all'ONU scrive la parola fine alle tensioni in seno al Palazzo di Vetro che avevano visto anche la minaccia di Russia e Cina di esercitare il diritto di veto alla risoluzione. Scettici sono stati nei giorni scorsi anche Brasile, India e Sud Africa.

mercoledì 3 agosto 2011

Siria, Hama sotto attacco per il quarto giorno di fila. Migliaia in piazza nella notte in tutto il paese /VIDEO


Hama -- Per la terza notte di fila i carri di Al-Asad hanno sparato nel centro e nei dintorni di Hama dopo le preghiere del martedì. Il bilancio sarebbe di 8 vittime. Questa mattina, fonti vicine ai dissidenti anti-regime hanno riferito nuove uccisioni e attacchi sarebbero avvenuti nei quartieri periferici di Hama i carri dell'esercito.


Secondo testimoni, 5 cecchini fedeli al regime del presidente Bashar al-Assad hanno preso posizione sui tetti delle case in diversi distretti di Hama, sparando ai 'dissidenti'. La città ha assistito ad un nuovo rinforzi di militari che in nottata hanno provveduto a tagliare le comunicazioni da e per la città.

Mentre ad Hama si sparava, migliaia di manifestanti pro-resistenza ad Hama sono scesi in piazza nelle moschee e nelle città di Deir Al-Zour, nonostante la presenza dell'esercito, a Damasco, a Latakia e ad Aleppo.

lunedì 1 agosto 2011

Siria, 30 anni dopo gli Asad massacrano ancora i sunniti di Hamā. Perchè l'occidente resta alla finestra? VIDEO


Roma -- L'Occidente ha duramente condannato l'escalation di uccisioni (oltre 130 morti) avvenute nella giornata di ieri soprattutto nella città siriana di Hamā per mano dell'esercito al comando del presidente del Governo Al-Assad. Eppure, oltre alla condanna istituzionale, sembrano non esserci vie d'uscita per quella che a tutti gli effetti può essere considerata come la più sanguinosa di tutte le 'primavere arabe'.


Mentre Barack Obama resta impelagato con la grana deficit del debito pubblico negli Usa, con la Nato ancora a caccia del dittatore libico e con la Ue alle prese con il salvataggio della moneta unica, il regime di Bashār al-Asad ha portato a termine ieri la più cruenta rappresaglia dell'eserciro governativo siriano dai tempi del cosiddetto 'massacro di Hamā', quando - nel 1982 - furono il padre di Bashār, l'allora presidente Hafiz, e lo zio capo delle truppe di terra, Rifa'at, a trucidare oltre 30mila insorti della città di Hamā.

Hamā è una città strategica per l'economia siriana e per la famiglia al-Asad. Quarta per popolazione in tutto il paese, Hamā - dopo la seconda guerra mondiale - vide la nascita del moderno partito ba'athista (già partito socialista arabo) che oggi è la maggioranza nel Governo di al-Asad. Ma Hamā è anche la città simbolo della resistenza sunnita, ovvero della la maggioranza religiosa del paese che si oppone agli alauiti-sciiti al Governo.

Con l'episodio di ieri, il governo siriano ha dato prova nuovamente di aver perso il controllo del paese e la situazione, con l'inizio oggi del ramadan, potrebbe ulteriormente incancrenirsi investendo le grosse città, come Damasco e Aleppo, rimaste finora ai margine della ribellione. Intanto, miliardi di dollari di capitali sono in fuga all’estero, le banche sull’orlo del fallimento, l’attività produttiva è crollata del 50 per cento: se le grandi classi produttive del paese taglieranno i ponti con Al-Asad, per il presidentissimo siriano sarà la fine.

Perchè Nato e Onu allora non intervengono? Perchè la Siria non è la Libia evidentemente e perchè un intervento militare in medio oriente rischierebbe oggi di coinvolgere seriamente l'avvelenato Iran, Israele, Palestina e una Turchia che a fatica vuole ancora tentare l'ingresso nella Ue.