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domenica 5 febbraio 2012

Massacro in Siria, Russia e Cina pongono il veto all'ONU per la seconda volta. Più di 300 morti nelle ultime 48 ore


Roma -- Il veto posto da Russia e Cina (è la seconda volta, la prima in ottobre) alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU - che chiedeva le dimissioni del presidente siriano Bashar Al-Assad in seguito all'ultimo massacro ad Homs - ha provocato una fuoriosa reazione da parte degli altri Stati membri dell'Unione.

Tutti gli altri 13 componenti del Consiglio di sicurezza (gli altri 3 Stati permanenti - Usa, Francia e Gran Bretagna - più Colombia, Germania, India, Portogallo, Sud Africa, Azerbaijan, Guatemala, Marocco, Pakistan e Togo) avevano votato in favore della risoluzione che avrebbe riportato la pace nel paese arabo e la fine delle violenze.

Ufficialmente Cina e Russia hanno bloccato la risoluzione (in Consiglio, un unico veto da parte di un paese membro permanente fa decadere la maggioranza richiesta, ndr) perchè la stessa avrebbe significato una potenziale violazione alla sovranità nazionale del Governo siriano.

L'agenzia stampa cinese Xinhua ha spiegato oggi che il veto di Mosca e Pechino è stato posto per evitare maggiori "scontri e vittime" nelle guerriglie civili in atto in Siria.

Ieri, invece, l'inviato russo all'Onu ha riferito che la proposta di risoluzione del Consiglio contro la Siria era "sbilanciata" e non rifletteva "la reale situazione delle parti nel paese siriano", accusando inoltre i paesi occidentali di puntare solamente al cambio di regime in Siria.

Condanne. Dura la condanna del segretario degli esteri inglese William Hague: "Più di 2000 persone sono morte da quando Russia e Cina hanno votato contro alla risoluzione in ottobre. Mi chiedo, quante vittime ci saranno prima che Russia e Cina permetteranno al Consiglio di agire?".

Sulla stessa linea anche gli Usa con il presidente Barack Obama e la Clinton. Anche il presidente francese Sarkozy e il Ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi hanno condannato il veto di Russia e Cina spiegando che questa presa di posizione altro non fa che incoraggiare il regime siriano.

Si ricordi che l'ultima risoluzione, promossa dal Marocco, non conteneva sanzioni nè economiche nè militari contro il regime siriano.

Intanto dalla Tunisia arriva l'invito a tutti gli Stati dell'ONU a tagliare ogni forma di relazione diplomatica con la Siria.

martedì 15 novembre 2011

Siria, lunedì di sangue: 70 morti tra civili e 'disertori' /VIDEO

Damasco -- Circa 70 persone sono state uccise ieri in Siria in una delle giornate più cruente degli ultimi otto mesi, dall'esplosione della protesta antiregime. Lo rivelano fonti di attivisti.

L'osservatorio per i diritti umani ha riferito che almeno 27 civili sono stati uccisi dagli agenti di sicurezza di Assad mentre circa 50 soldati, sospettati di essere disertori dell'esercito, sono stati giustiziati. Le uccisioni sarebbero avvenute nella provincia di Dara'a.

Secondo le Nazioni Unite, da marzo oltre 3500 persone sono morte nel corso delle rivolte in Siria.

lunedì 31 ottobre 2011

Siria, 60 morti nelle ultime 48 ore. Assad al Telegraph: "Volete un altro Afghanistan?"

Homs -- Quattro civili sono morti a Homs, in Siria, dove oggi si stava svolgendo una manifestazione anti-governativa. Nella provincia di Hama, le truppe di sicurezza siriane hanno invece ucciso un civile e un 'disertore' dell'esercito. Almeno altri 4 morti anche ad Harasta, vicino alla capitale Damascus. Secondo l'Onu, oltre 3200 persone sono state uccise dal regime di Assad sin dall'inizio delle proteste di marzo, 60 solo nelle ultime 48 ore.

Intanto, Al-Assad ha ribadito in una esclusiva intervista al Sunday Telegraph che la Siria è in lotta contro i terroristi e se la comunità internazionale interverrà si scatenerà il caos in tutto il Medio Oriente: il rais di Damasco ha avvertito che un’azione dell’Occidente contro la Siria causerebbe un terremoto e metterebbe a fuoco l’intera regione. "Volete vedere un altro Afghanistan? O decine di Afghanistan?" ha chiesto retoricamente Assad. I Paesi occidentali, ha affermato Assad, "aumenteranno la pressione ma la Siria è completamente diversa da Egitto, Tunisia, Yemen. La storia è diversa, la politica è diversa. La Siria - ha aggiunto - è ora il fulcro della regione. È la sua linea di faglia, e se si gioca con la terra si causa un terremoto. Qualsiasi problema con la Siria metterà a fuoco l’intera regione. Se il piano è di dividere la Siria, si dividerà l’intera regione".

L’inviato di Pechino in Medio Oriente, Wu Sike, dal Cairo ha oggi ribadito le condizioni cinesi al sostegno del regime siriano: la repressione non può continuare e il presidente deve rispondere alle aspirazioni e alle richieste legittime del popolo.