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lunedì 21 maggio 2012

Sisma in Emilia Romagna, oltre 4mila sfollati e 7 vittime / AGGIORNAMENTI-FOTO-VIDEO



Bologna -- E' salito a 4.500 il conto degli sfollati per il terremoto che all'alba di ieri ha colpito l'Emilia. I dati sono stati aggiornati dalla Protezione civile dell'Emilia-Romagna che entro oggi conta di allestire altri 1.500 moduli assistenziali nel Modenese, una delle province piu' colpite insieme a quella di Ferrara.A Crevalcore, nel Bolognese, e' stato allestito un centro di accoglienza occupato in gran parte da extracomunitari. (Ansa)

>> La diretta di Repubblica.it


MULTIMEDIA


>> I video e le foto raccolte da Corriere.it

giovedì 1 marzo 2012

I No-Tav 'giocano' a far la guerra in Val di Susa, minacciando di bloccare l'Italia e sbeffeggiando lo Stato


Torino -- La Polizia sgombera le barricate costruite lunedì mattina dai No Tav a Chianocco, sull'autostrada A32 Torino-Bardonecchia, che adesso è percorribile in entrambe le direzioni, ma nella notte tornano gli scontri e i feriti in Val di Susa. I manifestanti lanciano sassi e altri oggetti contro gli agenti, che rispondono con i lacrimogeni, getti di idranti e cariche di alleggerimento. I No Tav vengono respinti dall'autostrada e si disperdono, ma poi si ricompattano in piccoli gruppi, pronti a continuare la protesta. Le forze restano sull'autostrada a presidiarla per garantire le operazioni per la sua riapertura al traffico. Alla fine di una giornata ad alta tensione si contano ancora una volta i feriti: un carabiniere (portato in ospedale), un funzionario e un ispettore di Polizia; altri fra i dimostranti che affermano di essere stati caricati e manganellati.

Ma la battaglia vera è arrivata nella notte, quando i manifestanti hanno ripetutamente tentato di 'riprendersi' l'autostrada e le forze dell'ordine hanno lanciato lacrimogeni e fatto cariche. La preoccupazione era cominciata già 24 ore prima, ancora una volta nel cuore della notte tra martedì e mercoledì, quando qualcuno ha dato fuoco a tre automobili di manifestanti No Tav, parcheggiate a qualche centinaia di metri dalle barricate di Chionocco. Ed è proseguita nella mattinata quando una troupe dell'agenzia televisiva H24, che sta seguendo la vicenda per Corriete Tv, è stata aggredita da un gruppo di manifestanti e un operatore colpito con un pugno. La troupe è la stessa che ieri ha registrato il video del manifestante che provoca un carabiniere, il quale subisce senza reagire (e meritandosi perciò un encomio dal ministro dell'Interno e dal comandante dell'Arma). Anche una troupe del TgCom è stata aggredita e numerosi giornalisti e fotografi sono stati minacciati e invitati, anche molto bruscamente ad allontanarsi (come il leader NoTav Perino intervistato da Radio24 "... siete delle merde, sciacalli...").

"Blocchiamo tutto". "Domani (oggi, ndr) blocchiamo tutto, dappertutto, alle 18". E' il passaparola che i No Tav hanno cominciato a far girare, pubblicandolo tra l'altro sui siti del movimento, al termine dell'assemblea tenuta nella notte a Bussoleno. Centinaia di manifestanti, appena allontanati dalle forze dell'ordine dall'autostrada a Chianocco, si sono ritrovati nel salone del centro polivalente della cittadina della val Susa e hanno progettato le prossime inziative di protesta, annunciando una serie di blocchi a sorpresa per il pomeriggio. Il Movimento No Tav accusa la Questura di Torino "di cariche violentissime, caccia all'uomo, vetrate dei bar distrutti per un rastrellamento di antica memoria, macchine parcheggiate vandalizzate e altro". Ma non dice che cosa hanno combinato i mascalzoni che si sono intrufolati nel movimento facendolo degenerare.

La provocazione. E a proposito di mascalzoni, merita di essere segnalato quel provocatore che si è piazzato di fronte a un carabiniere apostrofandolo (come registrato dalla troupe del Corriere.it): "Ehi tu, che pecorella sei? Hai un numero, un nome, un cognome, sai che sei un illegale?". Il faccia a faccia avviene sulla A32 bloccata dai manifestanti e a dividere il ragazzo, a volto scoperto, e il carabiniere, Stefano, 25enne sardo in tenuta antisommossa, c'é solo un guardarail. "Dovresti avere un numero di riconoscimento - dice il manifestante - io così non so chi sei e tu sai chi sono io. E' vero pecorelle?". Gli insulti proseguono, senza che il carabiniere e gli altri militari che gli sono intorno rispondano. "Sei forte - dice ancora il mascalzone - ma sai anche sparare? Vorrei vederti sparare, mi piacerebbe. Comunque sei una bella pecorella. Sei carino, dai anche i bacini alla tua ragazza con quella mascherina? Così non gli attacchi le malattie. Bravo bravo". L'"attivista" no Tav continua: "Comunque, per quello che guadagni, non vale la pena stare qui. Vi siete divertiti? Quindi fra sei ore ci vediamo qua...il cantiere dovrebbe durare vent'anni e ci vai in pensione vestito così come uno stronzo. Noi ci divertiamo un sacco a guardare questi stronzi". E conclude: "Tu non ti puoi camuffare lo sai, dovresti farti riconoscere...Parla invece di fare gesti. Che sei, sordomuto?". All'encomio ricevuto dai vertici dell'arma e dal governo per la saldezza di nervi dimostrata, il carabinieri ha risposto ringraziando e dicendo: "Ho fatto solo il mio dovere".

martedì 28 febbraio 2012

Altro che eroe, è solo un cretinetti *



* tratto da Il Giornale, di Alessandro Sallusti.

I no Tav hanno un nuovo eroe, Luca Abbà. Adesso si trova in coma, dopo essere caduto da un traliccio dell'alta tensione in val Susa. Si era arrampicato per protesta ed è rimasto folgorato.

Morale: fratture e ustioni in tutto il corpo più un coro di solidarietà dei novelli rivoluzionari al quale onestamente non ci sentiamo di aderire. Uno che sale su un traliccio non è un eroe, è uno che mette in pratica cose cretine ed illegali. Se l'è cercata e l'ha trovata, nel caso c'è pure l'aggravante dell'età, 37 anni, che rende il tutto oltre che tragico pure patetico. Abbà è vittima di se stesso ma non l'unico responsabile della sua autodistruzione. C'è il lungo elenco di cattivi maestri che soffia sul fuoco della protesta, intellettuali, ex comici, politici con e senza orecchino che giocano con le parole e, senza nulla rischiare, ora pure con la vita degli altri. E poi ci sono i suoi compagni scellerati, che non gli hanno impedito di salire e che ora da vigliacchi accusano la polizia di avercelo issato. Già, perché come noto, i poliziotti di solito obbligano i manifestanti a scalare i tralicci e a mettere poi le mani sui fili dell'alta tensione.

Ma non contenti di aver prodotto un piccolo Feltrinelli ( l'editore filo terrorista che voleva mettere una bomba su un traliccio ma che saltò in aria con esso), il popolo dei no Tav, infiltrato da no global e forse terroristi (lo sostiene una relazione del ministero degli Interni) sta cercando di esportare la rivolta fuori dalla val di Susa. Da Bologna a Roma, via Milano, ieri è stato tutto un bloccare stazioni, autostrade, lanciare fumogeni e petardoni. Spaventare, intimidire, questa è la loro tattica. Cercano l'incidente, e se non arriva per la capacità e la pazienza dei nostri poliziotti sono pure disposti ad autoprodurlo pur di innescare la scintilla della rivolta.

Pochi giorni fa i nostri eroi della val di Susa hanno preso a sassate l'ambulanza arrivata per soccorrere un poliziotto ferito. Ieri, gli stessi, hanno invocato soccorsi rapidi per il loro amico sofferente a terra. Ma di che razza di uomini stiamo parlando? Possibile che un consistente schieramento della sinistra dia loro ancora copertura e comprensione? Auguriamo a Luca Abbà di riprendersi, ma sul resto non bisogna mollare di un centimetro.

domenica 4 dicembre 2011

Corruzione negli Enti pubblici: peggio dell'Italia in Europa solo Romania e Grecia



Roma -- E' la Nuova Zelanda la nazione dove è meno sentita la corruzione nella pubblica amministrazione; Somalia e Nord Corea sono le più corrotte. A riferirlo è l'ultimo rapporto pubblicato da una organizzazione apartitica e non profit con sede a Berlino (http://cpi.transparency.org/cpi2011/).

L'Italia si piazza alla 69esima posizione (peggio di Ghana, Georgia, Turchia, Cuba solo per citarne alcune) nella lista comprendente circa 180 paesi.

In generale, le prime posizioni sono occupate quasi tutte da nazioni europee (Scandinavia in testa) con l'eccezione della Nuova Zelanda al primo, Singapore al quinto e Australia all'ottavo a pari merito con la Svizzera.

Alla Somalia e al Nord Corea la maglia nera; sempre in fondo alla graduatoria - là dove è più sentita la corruzione nella PA - ci sono anche Myanmar, Afghanistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Sudan, Iraq, Haiti e Venezuela.

Il rapporto è stato redatto dalla Transparency International, che ha spiegato come i risultati dell'inchiesta siano basati su "... diverse valutazioni e sondaggi di opinione effettuati da istituzioni indipendenti e rispettabili".

Le informazioni utilizzate per compilare il rapporto includono "... le questioni relative alla corruzione dei pubblici ufficiali, le tangenti negli appalti pubblici, l'appropriazione indebita di fondi pubblici e l'impegno dello Stato nella lotta alla corruzione".

L'indice utilizza una scala da 0 a 10 punti per misurare la corruzione percepita, con lo zero assegnato alla naziona altamente corrotta e il 10 alla nazione più pulita.

La prima della classe, Nuova Zelanda, ha un punteggio di 9,5. Somalia e Corea del Nord, le maglie nere, hanno un punteggio pari 1.0; all'Italia il misero punteggio di 3.9, tra i dati peggiori di tutti i paesi afferenti all'Ue (peggio solo Romania e Grecia).

giovedì 17 novembre 2011

Crisi, la mappa del debito in Europa


Roma -- Quattordici dei 27 paesi dell'Unione Europea hanno un debito pubblico pari o maggiore al 60 per cento del proprio Pil (dati fine 2010). A guidare questa speciale classifica troviamo la Grecia con il 142.8% di debito rispetto al Pil, seguita dall'Italia (119.0%), Belgio (96.8%) Irlanda (96.2%), Portogallo (93.0%), Germania (83.2%), Francia (81.7%), Ungheria (80.2%) e Regno Unito (80.0%).

Il più basso rapporto tra debito pubblico e Pil si registra invece in Estonia (6.6%), Bulgaria (16.2%) e Lussemburgo (18.4%).

Va ricordato che secondo il patto di stabilità e crescita, patto stretto all'avvio dell'era dell'Euro, gli stati membri dell'Ue avrebbero dovuto assicurare un rapporto Pil-debito non superiore al 60%.

martedì 15 novembre 2011

Pronta la squadra di tecnici di Mario Monti, tutti i nomi

Roma -- Domattina si conoscerà con tutta probabilità la squadra di Governo del premier incaricato Mario Monti che dovrebbe vedere al suo interno anche Gianni Letta, già sottosegretario alla Presidenza Berlusconi, e l'ex premier Giuliano Amato.

Chi invece prenderà il posto di Letta sarà quasi certamente Enzo Moavero, 57 anni, avvocato e attualmente giudice del Tribunale di primo grado della Corte di Giustizia della Ue, uomo di fiducia del futuro premier perché né è stato capo di gabinetto ai tempi della Commissione europea, per la quale è stato anche segretario generale aggiunto, ovvero il numero due della 'macchina' di coordinamento dell'Esecutivo di Bruxelles. Sempre dalla capitale politica dell'Europa dovrebbe arrivare un'altra storica collaboratrice ed ex portavoce alla commissione Ue, Betty Olivi.

Questi i possibili ministri. All'Economia in pole c'è il bocconiano Guido Tabellini. Allo Sviluppo (o al posto di Letta) è in vantaggio Antonio Catricalà, presidente dell'Antitrust.

In alternativa, Carlo Secchi, economista, ex rettore della Bocconi e membro del CdA di Mediaset.

All'Interno Carlo Mosca, già capo di gabinetto con Pisanu e Amato, o Anna Maria Cancellieri.

Per la Difesa, poi, è l'ex capo di Stato Maggiore, Rolando Mosca Moschini, attualmente consigliere di Napolitano, il candidato più quotato.

Alla Farnesina, salgono le quotazioni di Amato (in alternativa Giampiero Massolo, attuale segretario generale del ministero).

Al Welfare l'economista Carlo Dell'Aringa è il nome più accreditato. Mentre alla Salute scendono le quotazioni di Umberto Veronesi e salgono quelle del rettore della Sapienza, Luigi Frati.

Alla Giustizia in pole c'è l'ex presidente della Consulta Cesare Mirabelli.

Alla Cultura l'archeologo Salvatore Settis. All'Istruzione il nome più gettonato è quello di Lorenzo Ornaghi, rettore della Cattolica.

Per le Infrastrutture la corsa è tra Rocco Sabelli (ad di Alitalia) Secchi e Catricalà, gli ultimi due in ballo anche per lo Sviluppo.

All'Ambiente, invece, sembra certa la promozione dell'attuale dg del ministero Corrado Clini.

Alla PA infine si parla di Luisa Torchia, allieva del giurista irpino Sabino Cassese e super esperta di diritto amministrativo e pubblica amministrazione.

Frankfurter Allgemeine Zeitung: "L'Italia necessita di una ristrutturazione completa"

di Günther Nonnenmacher *

Quale e se ci sarà il colpo di coda di Silvio Berlusconi e dei suoi alleati, lo si vedrà soltanto nei prossimi mesi.

Le immagini di giubilo degli oppositori di Berlusconi, che sabato hanno celebrato in piazza le sue dimissioni, non devono ingannare. Berlusconi non è stato un usurpatore, il suo è stato un premierato votato da molti milioni italiani, anche se il suo livello di popolarità non era mai stato così basso come negli ultimi tempi.

Se a destra in Italia ci sono diverse fazioni pronte a raccogliere i resti (i voti dei disillusi) del Governo di Berlusconi, anche a sinistra c'è un fronte nutrito di piccoli partiti pseudo-populisti e radicali che mira a sfruttare le debolezze del Pd.

Appare logico a questo punto che l'unico che potrà dare sollievo al Paese sarà l'esperto Monti e il suo Governo tecnico.

In verità, l'Italia avrebbe bisogno di un rinnovamento fondamentale del suo sistema politico, e questo riguarda non solo la classe politica in senso stretto, ma comprende anche gli atteggiamenti radicati negli italiani per decenni.

Il paese non è mai riuscito a prendere le distanze dal clientelismo che lo ha contraddistinto per decenni. Ciò ha comportato non solo il diffondersi della corruzione ma anche il blocco dello sviluppo globale.

E' quasi un miracolo se le piccole e medie imprese del Nord Italia resistano in questo mare di ostacoli. Nel Mezzogiorno invece questo sistema è diventato quasi impenetrabile e il sintomo più evidente è la criminalità organizzata.

Nonostante il notevole impegno dei movimenti anti criminalità organizzata resta ovvio che molti italiani - in assenza di altre vie d'uscita - sono scesi a patti con queste realtà parallele.

Le difficoltà economiche e il momento 'no' del Governo Berlusconi sono stati palesati ufficialmente con il trattamento quasi sprezzante riservato dal presidente Sarkozy e del cancelliere Merkel al leader di Arcore in occasione dell'ultima riunione dell'eurozona.

Episodio che ha fatto male all'orgoglio italiano e anche se molti italiani volevano da tempo sbarazzarsi di Berlusconi, tutti esigono rispetto per il Paese.

Anche per questo Mario Monti dovrà essere sostenuto e appoggiato da tutti in modo da ridare al Paese l'orgoglio perduto.

* Professore Onorario di Politica e Scienze della Comunicazione presso la Facoltà di Scienze Sociali e Filosofia dell'Università di Lipsia, esperto di politica estera del Frankfurter Allgemeine Zeitung

lunedì 14 novembre 2011

Ipse Dixit - Fini: "Mi dimetto quando lo farà Berlusconi".


Roma -- Era il 24 febbraio 2011 quando il leader di Fli nonchè presidente della Camera e già co-fondatore del PdL, Gianfranco Fini, nel salotto santoriano di Annozero disse: "Io sono pronto a dimettermi da presidente della Camera nello stesso momento in cui Berlusconi si dimette da presidente del Consiglio".

Sempre a casa Santoro ma pochi giorni fa, lo stesso Fini non ha perso l'occasione per tornare ad attaccare l'ex alleato ("... Il berlusconismo è finito? Mah... E' finito il governo Berlusconi, accontentiamoci intanto di questo...") ignaro di quanto detto e promesso pochi mesi prima.

Oggi gongola Fini e aggiusta il tiro su Gr Parlamento: "Le polemiche sulle mie dimissioni appartengono a un’altra stagione. A un anno fa. Cerchiamo di guardare in avanti". Oggi ci troviamo di fronte a "... una situazione radicalmente diversa per cui non avrebbe senso rivangare il passato".

E' chiaro, ora che è inziata la campagna elettorale, a Fini non conviene abbandonare l'alta carica per non perdere la massima delle visibilità. Anche per questo, forse, la terza carica dello Stato è interessato a far durare il professor Mario Monti il più possibile.

Roberto Saviano su 'El Pais' pontifica su "Gli ultimi giorni di Berlusconi"


"C'è una parola in Italia che descrive meglio di qualunque altra ciò che il governo Berlusconi è stato per il Paese, in senso politico ed economico: quella parola è immobilismo (orig. 'inmovilismo' ovvero resistenza al cambio, specialmente in ambito socio politico). Negli ultimi 20 anni in Italia non è successo niente. Non è stata attuata nemmeno una delle riforme promesse da Berlusconi nel 1994.

E' vero, sono stati i mercati a riuscire là dove hanno fallito l'opposizione del centrosinistra, la stampa, gli intellettuali. Ironia della sorte, proprio Silvio Berlusconi, che si è sempre vantato di aver creato un impero economico dal nulla, colui che aveva incarnato il sogno americano del self-made man, è stato travolto proprio dall'economia, il suo punto forte.

> Link al testo completo dell'articolo (in spagnolo)

Ennio Flaiano, grande scrittore italiano, ha detto che la linea più breve per congiungere due punti è l'arabesco. I quasi 20 anni di governo Berlusconi sono stati un vero e proprio arabesco: la linea possibilmente più lunga tra il vecchio modo di fare politica e il vecchio modo di fare politica che si presentò come nuovo. Quante bugie in questi 20 anni, quante mistificazioni (e qui riferimenti alle amicizie scomode con Putin, Gheddafi e Tarak Ben Ammar, ndr).

Non una sola legge è stata promossa per l'Italia, solo leggi ad personam. In Italia, il pubblico è nel caos, la sanità non è degna degli standard europei, la scuola, l'università e la ricerca arrancano.

E il mondo nuovo che prometteva Berlusconi è diventato improvvisamente un mondo vecchio, più vecchio di quello che l'ha preceduto.

A Mario Monti, che l'Europa ha avuto occasione di conoscere ed apprezzare durante i 10 anni in cui è stato commissario europeo, è stato affidato questo periodo di transizione. L'Europa si fida di lui e darà ossigeno all'economia italiana.

Ma Berlusconi non è ancora morto. Si faccia attenzione a coloro che invocano elezioni immediate, perchè in realtà sono soltanto desiderosi di raccogliere i voti e le preferenze che la crisi sociale porta inevitabilmente con sè.

L'impressione è che, ancora una volta, c'è spazio per tutto, tranne che per il talento e la volontà di ricostruire un paese che in realtà è stato umiliato nella sua moralità. In Italia, ancora una volta, il rischio è che si faccia piazza pulita in modo da poter tornare indietro facilmente".

domenica 13 novembre 2011

IL DISCORSO DI NAPOLITANO DOPO L'ACCETTAZIONE CON RISERVA DELL'INCARICO DI MONTI

Roma -- Subito dopo il neo premier Mario Monti a parlare è il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

"Nel corso delle consultazioni - ha detto Napolitano - ho riscontrato un clima riflessivo e pacato. La particolare fragilità dell'Italia sta nell'altissimo debito pubblico accumulato in passato. E' un peso che rischia di mettere a dura prova l'impegno dello Stato. E' indispensabile recuperare la fiducia dei mercati".

Non ribaltone, nè delle elezioni del 2008 nè della democrazia. "A Monti l'incarico del nuovo Governo per formare un nuovo schieramento aperto a tutte le forze. Lo schieramento vincente ha visto ridurre le forze presenti in Parlamento, però non si tratta di nessun ribaltamento delle elezioni del 2008, nè del venir meno alla democrazia dell'alternanza, si tratta di dare vita a un governo che possa unire forze politiche diverse in un momento di difficoltà".

Si incoraggi il lavoro di Monti. "Il tentativo che propongo è difficile, lo so, dopo anni di appelli inascoltati e battaglie ma con il massimo rispetto confido che si voglia largamente incoraggiare il professore Monti, figura indipendente sempre estranea alla mischia politica".

E' giunto il momento del massimo senso di responsabilità. Operiamo tutti facendo uscire il paese dalla crisi finanziaria".

LE PRIME PAROLE DEL NUOVO PREMIER MARIO MONTI

Roma -- Il presidente Giorgio Napolitano ha conferito a Mario Monti l'incarico di formare un nuovo Governo. Monti ha accettato con 'riserva'. Dopo 45 minuti di colloquio con Napolitano, il professor Mario Monti ha dichiarato alla stampa: "Intendo adempiere questo compito con grande senso di responsabilità. Il Paese deve tornare ad essere di nuovo protagonista. I nostri sforzi saranno indirizzati a risostenere la crescita finanziaria. Lo dobbiamo ai nostri figli".

"Con profondo rispetto del Parlamento, opererò con urgenza per uscire da una situazione che presenta aspetti di emergenza. Tempi e nomi sinora diffusi sono il frutto di fantasia".

POST DIMISSIONI - IL VIDEO MESSAGGIO DI SILVIO BERLUSCONI /VIDEO


Roma -- Di seguito alcuni passaggi del video messaggio di Silvio Berlusconi in diretta su SkyTg24 da Palazzo Chigi.

"Il mio governo - ha detto il leader di Arcore - ha compiuto anche ieri il suo dovere. In tempi record è stata approvata la legge di stabilità. Questo ci consentirà di dimostrare la serietà dell'Italia, onorando la fiducia degli elettori nel 2008".

Mai stato sfiduciato. "Ho rassegnato le dimissioni per senso di responsabilità, senza essere mai stato sfiduciato".

Triste sentire fischi e insulti. E' stato triste vedere che tale gesto sia stato accolto con fischi e insulti. Ringrazio comunque gli italiani perchè ci hanno permesso di arrivare a molti dei traguardi che ci siamo prefissi nel lontano '94. Quella fu una dichiarazione d'amore per l'Italia, il paese che amo dissi allora, dove ho appreso l'amore per la libertà. Non cambio una parola di quel discorso".

Pronti a favorire Governo tecnico. "Oggi non esiste una alternativa politica. Al tempo stesso, secondo il principio di delega parlamentare, siamo pronti a favorire gli sforzi di Napolitano per dare al Paese un governo di elevato profilo tecnico. Faremo il nostro dovere, è arrivato però il momento di mettere alle spalle ogni faziosità e gratuita aggressività personale".

Crisi non nasce in Italia. "Questa è una crisi che è nata non in Italia ma fuori dall'Europa. La Bce deve diventare una banca garante se vogliamo salvare il vecchio continente".

Al servizio dell'Italia, da domani raddoppio sforzi. "Saremo come sempre al servizio dell'Italia. A quanti hanno esultato per la mia uscita di scena, dico che da domani raddoppierò gli sforzi per aiutare l'Italia, fino a quando non modernizzeremo l'Italia, il suo regime fiscale, il sistema giudiziario. Viva l'Italia, viva la libertà".

mercoledì 9 novembre 2011

Crisi in Italia, la stampa estera il giorno dopo l'annuncio di dimissioni di Berlusconi

Roma -- Un paese sotto attacco. Nonostante l'annuncio delle dimissioni del presidente del Consiglio Berlusconi la tensione sul debito pubblico italiano è ai massimi livelli: il rendimento del BTp benchmark decennale italiano ha sfondato la soglia del 7%, considerato il punto di non ritorno che ha portato Grecia Irlanda e Portogallo a chiedere aiuti.

Il differenziale di rendimento tra i Btp decennali e i Bund tedeschi è andato oltre i 570 punti a 571,2. Il rendimento è al 7,48%.

Così la stampa estera sul delicatissimo momento dell'Italia. Il New York Times titola: "La crisi in Italia si aggrava, il rendimento dei titoli di stato schizzano in alto".

Il Financial Times non crede al premier e cita: "Le promesse di Berlusconi non calmano le acque agitate dei mercati. Titoli di stato italiani a livelli insostenibili".

Così il Frankfurter Allgemeine Zeitung: "Nonostante l'annuncio di dimissioni del primo ministro italiano Berlusconi, i titoli di stato del paese continuano a perdere valore".

Infine Le Monde: "Silvio Berlusconi, la nuova vittima dei mercati finanziari. La pressione dei mercati finanziari sui tassi in Italia ha portato alla caduta di un Berlusconi già fiaccato gravemente dalla critica nazionale, dalla Chiesa e dall'opposizione".

martedì 8 novembre 2011

Quirinale: "Berlusconi, dimissioni dopo legge di stabilità" /FOTO


Roma -- "Il Presidente del Consiglio ha manifestato al Capo dello Stato la sua consapevolezza delle implicazioni del risultato del voto odierno alla Camera; egli ha nello stesso tempo espresso viva preoccupazione per l'urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l'approvazione della Legge di Stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della Commissione europea".

È quanto si legge nella nota diffusa dal Quirinale dopo l'incontro tra il capo dello Stato Giorgio Napolitano e il premier Silvio Berlusconi. "Una volta compiuto tale adempimento, il Presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al Capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione", conclude la nota. Il tutto dovrebbe completarsi in meno di due settimane, poi via alle consultazioni.

Dell'esito dell'incontro al Quirinale Berlusconi dovrebbe discutere stasera con lo stato maggiore della maggioranza in una riunione convocata attorno alle 21 a palazzo Grazioli.

Italia, Maggioranza ferma a 308 voti. Berlusconi valuta dimissioni: alle 18,30 sale al Quirinale


Roma -- "Prendo atto, rassegno le dimissioni" e ancora "ribaltone", "voto","presidente Repubblica" e "una soluzione". Quindi,"308, meno 8 traditori". Sono gli appunti - fotografati dall'Ansa - che Silvio Berlusconi si è annotato sul taccuino subito dopo l'approvazione da parte della Camera del disegno di legge di rendiconto generale dello Stato per il 2010. I voti a favore sono stati 308, nessun contrario, un astenuto. I non votanti sono stati 321. Secondo quanto si apprende il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è atteso al Quirinale alle 18.45 per un incontro con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Chi ha tradito il Cav. Sono dieci i deputati di area centrodestra che oggi hanno voltato le spalle al Cavaliere e non hanno partecipato al voto sul Rendiconto generale dello Stato. Si tratta dei deputati del Pdl Roberto Antonione, Fabio Gava, Gennaro Malgieri, Giustina Destro.

Sempre del Pdl, Franco Stradella era presente in Aula ma si è astenuto. Da aggiungere c'è anche Alfonso Papa, che però si trova agli arresti domiciliari. Assenti al voto anche gli esponenti del Misto Calogero Mannino, Giancarlo Pittelli, Luciano Sardelli, Francesco Stagno D’Alcontres e Santo Versace.

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, subito dopo il voto, si è messo a controllare il tabulato dei voti che gli è stato consegnato dalla sottosegretaria Laura Ravetto. Probabilmente anche il Cavaliere vuole capire chi sono quelli che gli hanno voltato le spalle.

Italia, Bossi: "Silvio si metta a lato, Alfano premier". Ultimi giorni per il Governo?


Roma -- Siamo alla resa dei conti. O almeno così pare. Anche il leader del Carroccio Bossi ha chiesto le dimissioni del premier Berlusconi. Il Senatur ha detto in sostanza: "Berlusconi faccia un passo di lato, Alfano nuovo premier".

Il voto sul bilancio alla Camera. Il Cav intanto si prepara alla conta dei voti alla Camera. La votazione è prevista per le 15:30, sul ddl di rendiconto e di assestamento del bilancio dello Stato che fu clamorosamente bocciato l'11 ottobre scorso. Saranno in tutto quattro le votazioni su cui l'assemblea di Montecitorio sarà chiamata a esprimersi. Sul rendiconto è prevista un'unica votazione. Sono, invece, tre le votazioni per l'assestamento: una per ciascuno dei due articoli e uno per il voto finale. Né i gruppi delle opposizioni, né i cinque dissidenti (Roberto Antonione, Giustina Destro, Fabio Gava, Giancarlo Pittelli e Antonio Buonfiglio) parteciparanno al voto sul Rendiconto.

Silvio Berlusconi attende l'esito del voto sul Rendiconto alla Camera per decidere il passo da fare successivamente, se fare un passo indietro o continuare nell'azione di governo. L'intenzione del premier è quella di ascoltare la Lega e riconvocare lo stato maggiore del Pdl per prendere la decisione finale. E' quanto emerso dal vertice del Pdl a Palazzo Grazioli.

Italia, così la stampa estera su crisi e voto alla Camera

Roma -- Così dall'estero. La crisi economica in Italia e il voto previsto oggi alla Camera ovviamente riempiono le prime pagine di tutti i maggiori siti e quotidiani esteri.

CNN "Italia in crisi ma non solo". Sul portale web della CNN si sottolinea che "... l'Italia, come il Texas (che ha il secondo Pil più elevato degli Usa) o la California per gli Stati Uniti, rappresenta una grande economica oltre ad essere uno dei motori della Ue. Ciò dimostra che non è solo l'Italia a navigare in cattive acque ma tutta l'Europa; difficilmente risolveranno i loro problemi.

AL JAZEERA "Gli ultimi giorni di Cesare". Su Al Jazeera invece si scrive che a "... Roma si vivono gli ultimi giorni di Cesare, con diversi membri della maggioranza di Berlusconi pronti ad infliggere al Governo la mazzata finale".

BBC "I mercati non credono più a Berlusconi". Infine, per la Bbc, "... se Berlusconi andrà sotto alla Camera oggi non potrà più proseguire nella sua avventura al Governo. Il premier è già sopravvissuto a oltre 50 mozioni di fiducia ma questa crisi è legata ai mercati azionari internazionali che non credono più nell'economia italiana.