giovedì 4 agosto 2011

Siria, 45 morti ad Hama nella notte. Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu condanna le violenze dell'esercito siriano


Hama -- L'agenzia Reuters riporta che almeno 45 civili (VIDEO ) sono stati uccisi stanotte nell'ultimo attacco sferrato dai tank dell'esercito siriano nel centro della città di Hama, luogo diventanto in questi giorni il centro della rivolta antigovernativa in Siria.

Intanto, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha condannato la sanguinosa campagna condotta dalle autorità siriane contro i manifestanti civili. E' la prima azione concreta delle UN nel corso delle rivolte in Siria.

Il Libano è l'unico stato membro che ha preso le distanze dalla dichiarazione che è stata avallata dai quattordici membri del Consiglio. L'inviato libanese ha detto che la dichiarazione redatta dai paesi occidentali non è sufficiente per affrontare la situazione attuale in Siria.
La risoluzione dell'Onu chiede "... l'immediata cessazione di ogni atto di violenza ed esorta tutte le parti a rispettare la massima moderazione e ad astenersi da atti di rappresaglia, compresi gli attacchi alle istituzioni statali".

L'accordo all'ONU scrive la parola fine alle tensioni in seno al Palazzo di Vetro che avevano visto anche la minaccia di Russia e Cina di esercitare il diritto di veto alla risoluzione. Scettici sono stati nei giorni scorsi anche Brasile, India e Sud Africa.

mercoledì 3 agosto 2011

Siria, Hama sotto attacco per il quarto giorno di fila. Migliaia in piazza nella notte in tutto il paese /VIDEO


Hama -- Per la terza notte di fila i carri di Al-Asad hanno sparato nel centro e nei dintorni di Hama dopo le preghiere del martedì. Il bilancio sarebbe di 8 vittime. Questa mattina, fonti vicine ai dissidenti anti-regime hanno riferito nuove uccisioni e attacchi sarebbero avvenuti nei quartieri periferici di Hama i carri dell'esercito.


Secondo testimoni, 5 cecchini fedeli al regime del presidente Bashar al-Assad hanno preso posizione sui tetti delle case in diversi distretti di Hama, sparando ai 'dissidenti'. La città ha assistito ad un nuovo rinforzi di militari che in nottata hanno provveduto a tagliare le comunicazioni da e per la città.

Mentre ad Hama si sparava, migliaia di manifestanti pro-resistenza ad Hama sono scesi in piazza nelle moschee e nelle città di Deir Al-Zour, nonostante la presenza dell'esercito, a Damasco, a Latakia e ad Aleppo.

Mubarak apre la strada: sarà il primo degli ex leader-dittatori arabi a farsi processare /VIDEO


Il Cairo -- L'ex leader egiziano Hosni Mubarak ha lasciato stamane l'ospedale di Sharm el-Sheikh ed è arrivato al Cairo, dove sarà processato per il suo ruolo nell'uccisione dei manifestanti durante le proteste contro il suo governo. E' il primo leader arabo a sedere sul banco degli imputati dalle rivolte che hanno scosso tutta la regione.

Mubarak, 83enne, era ricoverato a Sharm el-Sheikh dallo scorso aprile; si presenterà in un'apposita aula realizzata all'Accademia di polizia al Cairo.

Mubarak è partito dall'ospedale con un convoglio composto da ambulanze e veicoli delle forze dell'ordine, secondo quanto riferito da testimoni, e la tv di Stato ha reso noto che il suo aereo è atterrato in una base militare del Cairo.

Fuori dalla corte alla periferia della capitale egiziana è stato preparato un megaschermo per assistere al processo. Manifestanti pro e contro Mubarak si sono affrontati, alcuni con lancio di pietre, mentre centinaia di poliziotti sono intervenuti per mantenere la calma.

L'accusa più pesante che l'ex leader dovrà affrontare è quella di aver sterminato almeno 850 manifestanti durante la primavera egiziana. Ma non è chiaro ancora chi diede gli ordini, se Mubarak stesso e generali dell'esercito autonomamente.

martedì 2 agosto 2011

Kosovo del Nord, la Nato invia nuovi soldati al confine con la Serbia


Kosovska Mitrovica -- La Nato manderà altre centinaia di soldati nel Kosovo del Nord dove negli ultimi giorni si è riacceso lo scontro etnico al confine con la Serbia. La stessa alleanza militare ha riferito che la situazione non si è incancrenita e che i rinforzi rientrano nell'ambito di un programma già prefissato.

Solo la scorsa settimana la notizia dei gravi incidenti registrati al confine settentrionale tra i due Paesi, dove giovani estremisti, con ogni probabilità serbi, avevano dato alle fiamme un check point, come ritorsione al dispiegamento di doganieri kosovaro-albanesi.

La Kosovo Force (Kfor) conta circa 6mila soldati in Kosovo. A questi si potrebbero aggiungere un totale di 700 soldati, di cui circa 550 dalla Germania e 150 dall'Austria.

Nell'ambito della questione kossovara (repubblica autoproclamatasi indipendente dal 17 febbraio 2008 e non riconosciuta dal Governo Serbo), il futuro del Kosovo del Nord rappresenta una sorta di "problema nel problema". I serbi del Kosovo settentrionale hanno infatti rifiutato qualsiasi forma di collaborazione con il governo di Pristina (a maggioranza albanese).

Va inoltre notato che la maggioranza della popolazione non solo rifuta l'idea di vivere in un Kosovo indipendente ma osteggia anche l'ipotesi di vivere in un Kosovo che, pur ancora unito alla Serbia, sia dominato da un governo a maggioranza albanese. D'altro canto, una possibile soluzione potrebbe essere la separazione delle terre a nord dell'Ibar dal resto della provincia: questa soluzione, tuttavia, è rifiutata dal governo serbo, dalle Nazioni Unite e dall'attuale governo kosovaro.

Siria, terzo giorno di guerriglia ad Hama. Rappresaglie a Damasco. L'ONU è in fase di stallo mentre Roma richiama il suo ambasciatore


Damasco -- Otto persone sono state uccise ieri dalle forze di sicurezza siriane, tra cui un bambino di 13 anni, nel primo giorno del mese di Ramadan. I carri armati dell'esercito di Al-Asad hanno bombardato la città di Hama per il secondo giorno di fila; coinvolte anche Abu Kamal e Deir ez-Zor a est del paese. Fonti siriane parlano anche di rappresaglie e uccisioni (almeno 10) a Erbeen, a nord-est della capitale siriana Damasco, e Aleppo, seconda città della Siria.

Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu è sempre da ieri in fase di stallo: sul tavolo l'analisi della situazione in Siria voluta dalle repubbliche europee, Italia in primis. Russia e Cina - entrambi alleati di Damasco - hanno esercitato il diritto di veto qualora fosse stata messa ai voti l'opzione dell'intervento militare. Tra i dieci membri non-permanenti del Consiglio, anche Brasile, India, Libano e Sud Africa non supporterebbero il progetto di risoluzione.

Intanto da Parigi, l'ex vicepresidente siriano Abdel Halim Khaddam, ha detto che l'invasione di Hama di domenica è stato il vero inizio della fine del regime di Bashar Al-Assad.

Il Segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, ha invece riferito ad un quotidiano francese che "... ad oggi, non sussistono le condizioni per un intervento militare in Siria". Rasmussen ha detto che "... in Libia sono in corso azioni militari sulla base di un chiaro mandato delle Nazioni Unite, in uno al sostegno della intera regione. Queste due condizioni non ci sono in Siria".

Infine, continua la contro-propaganda del presidente siriano Bashar al-Assad che ieri ha fatto visita ad un ospedale militare per ringraziare quanti nell'esercito si stanno prodigando per la causa.

AMBASCIATORE ITALIANO RICHIAMATO A ROMA - “Il ministro degli Esteri Franco Frattini sta approfondendo tutte le misure più opportune e ha deciso di richiamare il nostro ambasciatore per consultazioni al fine di dare un segnale di riprovazione per le inaccettabili repressioni adottate dal regime siriano”. Lo ha detto in aula alla Camera il sottosegretario per gli affari Esteri Stefania Craxi nell’informativa urgente del Governo sugli sviluppi della situazione in Siria.

lunedì 1 agosto 2011

Siria, l'altra faccia della propaganda: i media del Governo diffondono immagini delle violenze degli insorti /VIDEO


Homs -- Le immagini e i fatti dei massacri di ieri ad Hama hanno fatto il giro del mondo in pochissime ore e oggi, su quasi tutti i quotidiani italiani ed europei, le stesse immagini occupano un taglio di rilievo.

Si è detto di come il web - anche in questo caso - sia stato il mezzo di comunicazione principale usato dagli 'insorti' della Fratellanza Musulmana per denunciare le angherie e i soprusi dei soldati del Governo siriano. Parallelamente, però, i media siriani leali ad Al-Asad hanno attuato una contropropaganda radio-tv-stampa e internet dove, per la maggiore, sono state segnalate le feroci violenze commesse dagli insorti nei confronti dei soldati e agenti di sicurezza siriani.

Sulla rete HNN circola da ieri un video, per la sua crudezza assai forte, che raffigura cadaveri di uomini vicini ad Ad-Asad gettati dai ribelli nel fiume Oronte. (Attenzione, contiene immagini esplicite di violenza)

Sempre la stessa rete ha mandato in onda una intervista realizzata al generale russo Leonid Ivashov - vicepresidente dell’Accademia dei problemi geopolitici e già capo del dipartimento degli Affari generali del Ministero della Difesa dell’Unione Sovietica e capo di Stato Maggiore ai tempi in Russia dell'11 settembre - nel corso della quale lo stesso generale russo afferma che in Siria "... è in atto una campagna massiccia da parte del Mossad israeliano, Stati Uniti e Francia, nel tentativo di rompere l'equilibrio in Siria a causa della sua politica indipendentista, dei legami strettissimi con l'Iran e il suo sostegno alla resistenza contro Israele".

Leonid Ivashov a proposito dell'attacco alle Torri Gemelle spiegò che "... Osama ben Laden e al Qaïda non possono essere né gli organizzatori né gli esecutori degli attentati dell’11 settembre. I mandanti di quegli attentati sono i circoli politici e gli ambienti d’affari che avevano interesse a destabilizzare l’ordine mondiale e che avevano i mezzi per finanziare quell’operazione".

Siria, 30 anni dopo gli Asad massacrano ancora i sunniti di Hamā. Perchè l'occidente resta alla finestra? VIDEO


Roma -- L'Occidente ha duramente condannato l'escalation di uccisioni (oltre 130 morti) avvenute nella giornata di ieri soprattutto nella città siriana di Hamā per mano dell'esercito al comando del presidente del Governo Al-Assad. Eppure, oltre alla condanna istituzionale, sembrano non esserci vie d'uscita per quella che a tutti gli effetti può essere considerata come la più sanguinosa di tutte le 'primavere arabe'.


Mentre Barack Obama resta impelagato con la grana deficit del debito pubblico negli Usa, con la Nato ancora a caccia del dittatore libico e con la Ue alle prese con il salvataggio della moneta unica, il regime di Bashār al-Asad ha portato a termine ieri la più cruenta rappresaglia dell'eserciro governativo siriano dai tempi del cosiddetto 'massacro di Hamā', quando - nel 1982 - furono il padre di Bashār, l'allora presidente Hafiz, e lo zio capo delle truppe di terra, Rifa'at, a trucidare oltre 30mila insorti della città di Hamā.

Hamā è una città strategica per l'economia siriana e per la famiglia al-Asad. Quarta per popolazione in tutto il paese, Hamā - dopo la seconda guerra mondiale - vide la nascita del moderno partito ba'athista (già partito socialista arabo) che oggi è la maggioranza nel Governo di al-Asad. Ma Hamā è anche la città simbolo della resistenza sunnita, ovvero della la maggioranza religiosa del paese che si oppone agli alauiti-sciiti al Governo.

Con l'episodio di ieri, il governo siriano ha dato prova nuovamente di aver perso il controllo del paese e la situazione, con l'inizio oggi del ramadan, potrebbe ulteriormente incancrenirsi investendo le grosse città, come Damasco e Aleppo, rimaste finora ai margine della ribellione. Intanto, miliardi di dollari di capitali sono in fuga all’estero, le banche sull’orlo del fallimento, l’attività produttiva è crollata del 50 per cento: se le grandi classi produttive del paese taglieranno i ponti con Al-Asad, per il presidentissimo siriano sarà la fine.

Perchè Nato e Onu allora non intervengono? Perchè la Siria non è la Libia evidentemente e perchè un intervento militare in medio oriente rischierebbe oggi di coinvolgere seriamente l'avvelenato Iran, Israele, Palestina e una Turchia che a fatica vuole ancora tentare l'ingresso nella Ue.